Proposta di interpretazione preliminare del graffito attribuibile a “Mazziotti Alexander detentus” nelle carceri della Rocca di Stellata (1848?)

Di Michele Zanconato 2025

1. Premessa metodologica

Il presente contributo propone una lettura scientificamente cauta, ma strutturata, di un graffito inciso nelle carceri della Rocca di Stellata e attribuibile—per vicinanza spaziale e prossimità grafica—al soggetto che lasciò l’iscrizione MAZZIOTTI / ALEXANDER / DETENTUS.

Firma ALEXANDER MAZZIOTTI DETENUTUS

L’analisi si fonda su tre piani:
• morfologico (descrizione delle forme);
• iconografico-comparativo (confronto con repertori di graffiti di epoca moderna e ottocentesca);
• storico-contestuale (collocazione dell’opera nel quadro degli eventi del 1848 nell’area Stellata–Sermide–Ferrara).
Non viene proposta una conclusione definitiva, ma un’interpretazione coerente e verosimile alla luce dei dati disponibili.


2. Descrizione morfologica del graffito

Graffito simbolico al fianco della firma Alexander Mazziotti detenutus

Il graffito appare organizzato lungo un asse verticale e può essere scomposto, per analisi, in tre sezioni principali:
2.1. Sezione inferiore (“figura zoomorfa/antropomorfa”)
La parte bassa presenta:
• quattro linee sottili assimilabili a arti inferiori,
• un corpo allungato,
• due elementi superiori simili a corna,
• e una croce incisa all’estremità di ciascuna “corna”.
L’insieme forma una figura che ricorda un cervo stilizzato o una figura antropomorfa dotata di attributi animali.

Parte inferiore – figura zoomorfa – 

2.2. Sezione mediana (“imbuto” o “rombo con croce interna”)
La sezione centrale mostra:
• una forma a cono rovesciato o imbuto,
• che si restringe progressivamente verso il basso,
• fino a chiudersi in un rombo inciso,
• contenente una croce singola al centro.
Il passaggio dall’imbuto al rombo suggerisce un processo di contrazione dello spazio.

Sezione mediana – imbuto/rombo –

2.3. Sezione superiore (“contenitore o capo con tre croci”)
La parte superiore presenta:
• due linee curve che formano una calotta o un “contenitore”,
• al cui interno si distinguono tre croci minori.
L’intero schema, dall’alto al basso, è coerente e non appare frutto di incisioni casuali o successive sovrapposizioni prive di intenzionalità.

Sezione superiore – capo con tre croci –

3. Interpretazioni iconografiche: prospettive e limiti


3.1. La figura inferiore come simbolo di vulnerabilità
Nei graffiti carcerari italiani ed europei tra XVIII e XIX secolo compaiono con frequenza soggetti zoomorfi, spesso interpretati come:
• autorappresentazioni “in forma debole”,
• metafore della fuga,
• oppure simboli della condizione di prigioniero braccato (cervo, capriolo, cane, caprone).
La scelta del cervo è particolarmente significativa: nella tradizione cristiana simboleggia l’anima che cerca rifugio, nella simbologia popolare italica rappresenta l’essere perseguitato.
L’aggiunta di croci sulle corna è un elemento assai raro, che può indicare — senza forzature — un tentativo di sacralizzare la parte più esposta e vulnerabile dell’individuo (la “testa”, l’identità).
3.2. La sezione mediana come “zona di passaggio”
Le forme a imbuto o clessidra sono ricorrenti nei graffiti di prigionia:
• rappresentano strozzature,
• passaggi obbligati,
• oppure il simbolo della prova o della “condizione senza vie di fuga”.
Il rombo, quando presente nei graffiti dell’Ottocento, indica spesso:
• la camera interiore,
• il cuore,
• o la “parte centrale” dell’io.
La presenza di una croce isolata all’interno del rombo suggerisce un elemento di identità spirituale o morale custodita.
Questo simbolismo è documentato in numerose carceri italiane (Torino, Bergamo, Gaeta, Civitavecchia).
3.3. La sezione superiore come “sfera spirituale”
La parte alta, con la calotta contenente tre croci, ricorda:
• simboli di protezione,
• invocazioni trinitarie,
• o rappresentazioni semplificate della dimensione spirituale dell’individuo.
Nel linguaggio dei graffiti carcerari, la triplice croce può indicare:
• fede,
• colpa,
• speranza,
oppure semplicemente una invocazione tripartita di protezione sacra.

4. Lettura sintetica dell’intero graffito

Letto dal basso verso l’alto — direzione coerente con la struttura ascensionale — il graffito sembra rappresentare un percorso simbolico articolato in tre livelli:
• Livello corporeo/terreno: vulnerabilità, paura, condizione animale o braccata.
• Livello interiore: prova, costrizione, concentrazione dell’identità, croce conservata.
• Livello spirituale: invocazione, protezione, trascendenza.
Non si tratta necessariamente di un “programma iconografico”, ma di una stratificazione simbolica coerente, verosimilmente legata a un momento di forte tensione psicologica.

5. Contestualizzazione storica: il 1848 e la figura di Mazziotti

L’attribuzione del graffito a Mazziotti Alexander — la cui iscrizione compare nella stessa cella — è coerente con:
• la datazione probabile estate-autunno 1848,
• il transito documentato di detenuti militari borbonici o sospetti ribelli nel territorio pontificio,
• le dinamiche interne al corpo di spedizione guidato dal generale Guglielmo Pepe,
• le successive arresti operati nei confronti dei soldati che avevano disobbedito agli ordini del governo borbonico.
In tale contesto, è documentata la forte componente morale e identitaria delle scelte compiute da molti militari.
La struttura ascensionale del graffito — dalla vulnerabilità alla protezione, passando per la coscienza — appare compatibile con la condizione psicologica di un:
• prigioniero,
• militare,
• coinvolto in eventi drammatici,
• accusato di disobbedienza,
• in conflitto tra obbedienza al sovrano e ideali nazionali.

6. Ipotesi interpretativa (con prudenza scientifica)

Alla luce dei dati disponibili, è possibile formulare un’ipotesi coerente, pur senza poterla considerare conclusiva:
il graffito rappresenta un percorso simbolico di natura identitaria, inciso da un detenuto (verosimilmente Mazziotti), nel tentativo di esprimere la propria condizione — da fragilità ed esposizione (figura zoomorfa) a coscienza (rombo con croce) fino a invocazione spirituale (tre croci).
Nell’ambito delle iconografie carcerarie ottocentesche, tale struttura può essere letta come:
• autorappresentazione simbolica,
• atto di resistenza interiore,
• testimonianza morale,
compatibile con la crisi vissuta dai soldati borbonici durante e dopo la scissione del corpo di Pepe nella primavera-estate 1848.

7. Conclusione

Il graffito di Stellata costituisce una testimonianza rilevante per la storia:
• della Rocca,
• della prigionia nel territorio pontificio,
• e delle vicende individuali legate ai moti del 1848.
Pur in assenza di documenti che ne attestino incontrovertibilmente l’autore e il significato,
la lettura morfologica e contestuale suggerisce che ci troviamo di fronte a una rappresentazione simbolica coerente, riconducibile a un detenuto coinvolto in eventi bellici e politici di grande intensità morale.
Si propone pertanto:
• la conservazione,
• lo studio comparativo con altri graffiti di carceri ottocentesche,
• e l’inclusione del graffito nel quadro delle ricerche sul 1848 nell’area del basso Po.

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