Un volo con il drone sopra Stellata regala una prospettiva inedita su questo borgo di confine: dall’alto, le geometrie delle strade e delle piazzette raccontano una storia di ingegno urbano e prudenza militare che ha plasmato il volto del paese nei secoli.
Già nel Cinquecento, Stellata era definita nei documenti ufficiali come oppidum, termine latino medievale che indicava un borgo fortificato, di rango intermedio: più di un villaggio agricolo, meno di una vera città, ma capace di ospitare una comunità stabile e difendersi in caso di minaccia.
E proprio questa doppia natura emerge osservando le forme del borgo: un luogo dove si viveva, si commerciava e ci si preparava a resistere.
Le vie di Stellata: una geometria difensiva
Dall’alto colpisce subito la trama apparentemente irregolare delle strade: percorsi che si restringono man mano che si avvicinano a un vicolo o a una porta, e percorsi stretti che si aprono improvvisamente su piazze e slarghi.
Questa non è una bizzarria, ma una caratteristica tipica di molti borghi fortificati medievali e rinascimentali.
Le strade larghe che si restringono funzionavano come veri e propri “colli di bottiglia”, costringendo eventuali nemici a rallentare e a entrare in fila, facilitando il compito dei difensori. Un principio già noto nel Medioevo e applicato anche in città più grandi: vie strette, curve a gomito e tracciati sfalsati (“a baionetta”, come si vede a Capua e Traetto) servivano a spezzare la spinta di un assalto armato.
Al contrario, le strade strette che si aprono su una piazza o su uno slargo avevano uno scopo sociale e logistico: consentivano il fluire delle persone verso i luoghi di mercato, d’incontro e di raduno, mantenendo però un controllo sul flusso attraverso accessi stretti e presidiabili.
Come in molti altri borghi di confine dell’Italia padana, anche a Stellata la viabilità interna non era lasciata al caso: era parte integrante della strategia di sicurezza e di controllo della vita comunitaria.
Le piazzette nascoste: piccole comunità autonome
Tra le case del borgo si aprono qua e là piccole piazzette, chiuse su quasi tutti i lati, accessibili solo attraverso vicoli stretti.
Questi slarghi erano i cuori dei “quartieri”: luoghi in cui la comunità si riuniva per scambi, per la vita quotidiana e per le celebrazioni religiose di vicinato.
Ma non solo: in caso di pericolo, queste piazzette potevano essere facilmente barricate e trasformate in punti di resistenza.
Questa organizzazione a piccoli nuclei, facilmente isolabili, è documentata in molti statuti cittadini medievali: le contrade potevano essere chiuse con cancelli o steccati in legno e difese strada per strada. La morfologia urbana si prestava perfettamente a questo scopo.
I pozzi: un’eredità d’acqua e previdenza
Uno degli elementi più affascinanti di Stellata sono i pozzi, che ancora oggi si trovano in quasi ogni piazzetta.
Questa ridondanza idrica non era solo un segno di ricchezza, ma una scelta lungimirante: in caso di assedio o di incendio, ogni settore del borgo poteva disporre di acqua senza dipendere da un’unica fonte.
Questa logica era diffusa in molte città murate: l’autonomia idrica e la possibilità di spegnere rapidamente un incendio erano vitali per la sopravvivenza della comunità.
Il borgo e la Rocca: due anime, un sistema
A nord-est, poco oltre il tessuto urbano compatto, si erge la Rocca di Stellata.
Borgo e Rocca formavano un sistema integrato: il primo accoglieva la popolazione civile e i commercianti, il secondo era il baluardo armato che controllava il Po e il confine estense.
Come ricorda lo storico dell’urbanistica E. Guidoni, in molti borghi di confine italiani la comunità civile si organizzava in oppidum separato ma solidale con la guarnigione militare. A Stellata, questa organizzazione è ancora ben leggibile.
Un’eredità che possiamo leggere ancora oggi
Passeggiare per le vie di Stellata o sorvolarla con un drone è come leggere un manuale di ingegneria urbanistica e militare scritto in pietra.
Ogni curva, ogni restringimento, ogni piazzetta e ogni pozzo raccontano la capacità di una comunità di trasformare la necessità di difesa in un’arte urbana.
Un’arte che ha saputo preservarsi nei secoli, mantenendo intatta la sua eleganza e la sua funzionalità.
Questa lettura si basa su documenti cinquecenteschi che definiscono Stellata oppidum e su studi di urbanistica storica che hanno dimostrato la funzione difensiva delle vie strette e tortuose in numerosi borghi italiani. Alcuni dettagli restano interpretazioni coerenti con le prassi costruttive dell’epoca.
Michele Zanconato
📷 Veduta aerea del borgo di Stellata, con la piazza principale, le vie irregolari, le piazzette interne e i pozzi: un esempio perfetto di oppidum rinascimentale di confine. © VisitaStellata

Fonti consultate:
- E. Guidoni, Urbanistica medievale.
- A. Ciliberto, Viabilità e insediamenti nell’Italia bizantina.
- M. Bonafiglia, Il disegno della civitas e il rilievo morfometrico dei borghi antichi.
- Studi divulgativi e trattati rinascimentali sull’architettura militare.
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