“Fossato profundo, machinis ad muros admotis”: il sistema difensivo di Stellata nelle descrizioni veneziane
Nel cuore delle guerre del tardo Quattrocento e primo Cinquecento, il nome di Stellata compare con insistenza in due tra le fonti più significative dell’epoca: il Compendium di Pietro Marcello, redatto in latino e con spirito celebrativo della Repubblica di Venezia, e i Diarii di Marin Sanudo, cronista scrupoloso e attento agli eventi quotidiani della Serenissima. Da questi due testi emergono con forza i contorni di un sistema difensivo estense complesso, fondato sulla sinergia tra fortificazioni murarie, gestione strategica dell’acqua e uso mirato delle tecnologie belliche.
Pietro Marcello e l’assedio del 1482: Stellata nella Guerra del Sale
Il Compendium di Pietro Marcello narra dell’assedio di Stellata nel contesto della Guerra del Sale (1482–1484), scatenata dallo scontro tra Venezia ed Ercole I d’Este per il controllo delle saline di Comacchio. Le truppe veneziane, passando il Po, si attestano presso Stellatam oppidum, che l’autore definisce:
“opus sane inexpugnabile atque hosti formidolosum, fossato profundo murisque vallatum.”
(Un’opera davvero inespugnabile e temuta dal nemico, circondata da un fossato profondo e da mura fortificate.)
L’uso del termine oppidum suggerisce una cittadella dotata non solo di cinta muraria, ma anche di strutture interne autonome, come una arx (rocca) citata dallo stesso autore quando racconta che:
“Nicolaus Privolus cum nonnullis militibus… se in arcem recepit”
(Niccolò Privolo con alcuni soldati si ritirò nella rocca.)
Questa distinzione tra oppidum e arx indica un sistema a doppio livello, dove la rocca interna fungeva da ridotto finale in caso di assedio, secondo i canoni dell’architettura militare avanzata dell’epoca.
Le armi e l’assedio: la guerra moderna alle porte
Marcello descrive l’uso di macchine da guerra e artiglierie, definite machinae bellicae, con cui i Veneziani assaltano le mura:
“machinis ad muros admotis, hostes muros tundere coeperunt.”
(Avvicinate le macchine alle mura, i nemici cominciarono a battere le fortificazioni.)
Queste espressioni lasciano intendere l’impiego di bombarde, colubrine o altri strumenti d’assedio adatti all’epoca della polvere da sparo. Il cronista parla di bombardatione continua, segno che l’attacco si protraeva nel tempo e che Stellata offrì una resistenza organizzata e ostinata.
L’elemento difensivo più originale resta però l’acqua: il fossatum profundum non era solo una trincea asciutta, ma con tutta probabilità un fossato inondabile, alimentato dal Po o da canali secondari, con funzione sia dissuasiva che operativa — un’arma invisibile gestita con competenza idraulica estense.
Marin Sanudo e la guerra di Cambrai: Stellata nel 1509
Nei Diarii di Marin Sanudo, redatti con linguaggio asciutto e preciso tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, Stellata riappare nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai. Sanudo registra l’arrivo di artiglierie, il movimento di truppe imperiali e veneziane e la preoccupazione per la tenuta di questo presidio lungo il Po.
Anche se meno retorico, Sanudo non manca di notare che Stellata era:
• “bene munita” (ben fortificata),
• circondata da “palude et aqua” (paludi e acqua),
• difficile da raggiungere con mezzi pesanti, poiché il terreno era deliberatamente allagato.
L’uso dell’acqua come arma difensiva emerge in entrambe le testimonianze veneziane, segno che persino agli occhi degli avversari Stellata appariva dotata di un sistema idraulico studiato e coerente con l’ingegneria militare estense.
Strategia difensiva: acqua, pietra e tempo
Dall’incrocio delle due fonti emerge una visione articolata del sistema difensivo stellatese:
• Mura solide e articolate, probabilmente già adattate ai criteri della guerra moderna;
• Presenza di una rocca interna (arx), come ultimo bastione in caso di sfondamento;
• Fossati profondi e gestibili con sistemi idraulici, in grado di creare aree paludose artificiali;
• Resistenza organizzata, con ritirata strategica dei difensori, non fuga scomposta;
• Uso da parte dei Veneziani di artiglierie e macchine da assedio, segno che l’assalto richiese un dispiegamento importante.
Conclusione: Stellata come modello difensivo rinascimentale
Che sia nelle parole solenni di Pietro Marcello o nelle note operative di Marin Sanudo, Stellata appare come un punto militare avanzato, pensato per resistere non solo a razzie ma a veri e propri assedi tecnologici. L’uso dell’acqua, dei fossati, delle doppie strutture e la capacità di adattamento ai nuovi mezzi bellici collocano questo borgo fluviale nel novero delle fortificazioni moderne pre-bastionate.
Non una semplice torre sul Po, ma un ingranaggio strategico nella macchina difensiva estense, capace di opporsi — per qualche tempo — anche alla potenza militare della Serenissima.
© Michele Zanconato
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