Cari lettori di VisitaStellata,
in questi giorni che anticipano la riapertura istituzionale della Rocca desidero condividere con voi un augurio speciale.
Non un messaggio formale, ma un frammento vivo di storia, raccolto nei documenti antichi e riportato alla luce con il desiderio di custodire, ancora una volta, il senso profondo delle nostre radici.
Tra il 1399 e il 1401, mentre il mondo cambiava lentamente, a Stellata si costruiva un confine.
Non con proclami, ma con assi, ferri, sapone nero e mani callose.
Un cantiere, giorno dopo giorno, silenzioso e ostinato.
Ecco allora il mio augurio: che anche noi, come quei maestri del legno e del fiume, possiamo ricostruire con pazienza ciò che ci difende, ci appartiene, ci tiene uniti.
Michele Zanconato

Febbraio 1399.
Il Po è largo, gonfio, grigio. Le sue sponde sono fango, ghiaccio e vento.
Una barca a tre remi taglia la corrente. Sopra, il maestro del legname Bartolomeo di Bonsignorio stringe il mantello sul petto. Ha ricevuto un incarico urgente: riparare le fortificazioni della Rocca di Stellata, su entrambe le rive del fiume.
Le bastite — strutture difensive provvisorie in legno — sono logore. Alcune crollano, altre sono state male eseguite.
Occorre finirle bene e in fretta. Ferrara è in allarme. E Stellata è troppo vicina al confine per essere lasciata indifesa.
Maggio 1400.
Il clima migliora, ma i problemi crescono.
Un fornitore, Antonio Chiavelli da Finale, viene multato di 10 lire per non aver rispettato la consegna del legname. La frontiera non può aspettare. Stellata dev’essere pronta.
Gennaio 1401.
Il marangone Domenico da Trigolo riceve l’ordine di sistemare la paraturia (intreccio difensivo) e rinforzare la mergonaria, l’argine armato.
Intanto, i barcaioli Antonio e Marco trasportano su un burchiello a tre remi uomini, strumenti e assi.
Febbraio.
Il fabbro Bonacursius a Cornu forgia una sella di ferro. Verrà usata su una “botexella”, forse parte del meccanismo per piantare i pali di rinforzo nel terreno fangoso.
Aprile.
Il farmacista Bartholomeus a Colona fornisce due libbre di sapone nero. Servono a ungere le verghe del castello di legno, per farle scorrere meglio.
Si acquista anche un canipo grosso a bicho – una trave da uso tecnico – e il 30 maggio arrivano 13 assi da 24 piedi. Il legno parla, resiste, protegge.
Nel frattempo, l’ingegnere ducale Nicolaus de Basso si sposta tra Stellata e Castronovo.
Organizza la costruzione di fassine (gabbioni), gradizii (palizzate), puntellamenti d’argine. A ogni passaggio lascia note, paga uomini, misura lavori.
Un’officina viva sul confine
Tra il 1399 e il 1401, Stellata è un cantiere militare in piena attività, dove il confine non è solo una linea politica, ma un’opera da costruire giorno per giorno.
Ogni nome nei registri è un gesto: un asse segato, un palo piantato, un fusto ingrassato col sapone. Non ci sono duelli né truppe in marcia, ma mani che costruiscono sicurezza con martelli e corde.
Un documento raro, una memoria viva
Questa cronologia di due anni, riportata con date, nomi e materiali, è un documento eccezionalmente raro per l’Italia medievale.
Pochissimi luoghi possono vantare una testimonianza così precisa, concreta e quotidiana di un cantiere di confine.
Ed è da questo margine del Po, silenzioso ma operoso, che vi giunge oggi il nostro augurio:
che la memoria diventi costruzione, e che la pazienza di chi ci ha preceduti sia per noi guida e radice.
Fonte:
Angelo Angelucci, Documenti inediti per la storia delle armi da fuoco italiane, Tipografia G. Cassone e Comp., Roma, 1869.
Pagine 36–50: atti originali del 1399, 1400 e 1401 riguardanti i lavori alla Rocca di Stellata e Stellata Figaroli.
– Elaborazione visiva creata con l’aiuto dell’IA per il progetto VisitaStellata.
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