Leonardo da Vinci, Trivulzio e la Rocca di Stellata: un’ipotesi di influenza progettuale nella guerra moderna


Abstract

Nel contesto della Guerra della Lega di Cambrai (1508–1510), Stellata, presidio estense sul Po, fu probabilmente interessata da importanti lavori di fortificazione sotto la supervisione del maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, governatore militare per conto della Francia. La coincidenza temporale con il secondo soggiorno milanese di Leonardo da Vinci, e la documentata relazione tra i due, apre alla plausibilità di una influenza, diretta o indiretta, delle teorie leonardesche di ingegneria militare sulle modifiche alla Rocca. Questo articolo analizza la compatibilità cronologica, formale e progettuale tra i disegni di Leonardo e le strutture stellate di Stellata, avanzando una proposta di ricerca multidisciplinare.

1. Introduzione

La Rocca di Stellata, fortificazione posta lungo il Po a presidio del confine nord-occidentale del Ducato di Ferrara, fu più volte oggetto di interventi strategici tra Quattrocento e Cinquecento. Durante la Guerra della Lega di Cambrai, lo stesso re di Francia Luigi XII incaricò il maresciallo Gian Giacomo Trivulzio di rafforzare quel tratto di confine, come documentato in corrispondenze e cronache dell’epoca. La particolare pianta stellata della Rocca, visibile ancora oggi, ha attirato negli ultimi anni l’attenzione di studiosi locali e appassionati, che vi hanno visto sorprendenti corrispondenze con alcuni disegni progettuali di Leonardo da Vinci.



2. Leonardo e Trivulzio: rapporti documentati 

Leonardo rientrò a Milano nel 1506, ospite del governatore francese Charles d’Amboise e sotto la protezione diretta di Gian Giacomo Trivulzio, con cui aveva già avuto rapporti di committenza. Risalgono a questo periodo i celeberrimi studi per il Monumento equestre Trivulzio, mai realizzato, ma documentato in numerosi fogli conservati oggi nella Royal Collection di Windsor e nel Codice Atlantico. Il progetto prevedeva una statua equestre bronzea posta su un sarcofago decorato con figure allegoriche e architetture complesse. Questa relazione conferma la presenza e la stima reciproca tra Leonardo e Trivulzio proprio negli anni in cui quest’ultimo fu inviato a Stellata.

2.1. Trivulzio e Stellata nel 1482–83: il presidio prima di Leonardo

Le segnalazioni coeve raccolte nel biennio 1482–1483, pur riferite alla guerra del sale, forniscono elementi storici di straordinario rilievo per comprendere il ruolo strategico di Stellata ben prima della guerra della Lega di Cambrai (1508–1516).

In queste fonti, emergono tre coordinate fondamentali:

  • l’assoluta centralità di Stellata nell’equilibrio politico-militare padano;
  • la progettualità militare avanzata di Giovanni Giacomo Trivulzio, che interviene con idee geometriche e soluzioni tecniche innovative;
  • il coinvolgimento diretto delle massime autorità del tempo – il papa, il Duca di Calabria, la corte estense – nel monitoraggio e nel giudizio sulle opere difensive.

Questi elementi, sebbene anteriori al 1510, costituiscono un terreno solido e documentato per ipotizzare, in fase successiva, un’evoluzione tecnica coerente con le nuove visioni dell’ingegneria militare, come quelle espresse da Leonardo da Vinci.


– I bastioni alla “puncta del Figarolo” (dicembre 1482)

“Ha ricordato de fare duy bastioni l’uno ad canto a quell’altro della puncta del Figarolo, el quale habia a servire al dicto altro bastione et ferire al Po che va verso Venetia, con fare anche certo riparo al dicto primo bastione dal canto del Po, lassandogli però li relassi per le bombarde.”
(Milano, relazione trasmessa al Duca per mano di Trivulzio)

Trivulzio pianifica una struttura difensiva a doppio bastione, sfruttando la posizione strategica della confluenza fluviale tra Po e Figarolo. L’idea che i bastioni si coprano a vicenda, e che vengano predisposti per l’uso di bombarde, mostra una mentalità pre-ingegneristica, orientata alla funzione, alla geometria, alla topografia applicata alla guerra. Non si tratta di improvvisazione, ma di pensiero progettuale.


– Il riconoscimento del Duca di Calabria (gennaio 1483)

“Trivulzio ha fatto più che uno altro se potesse far de lui, et però meritava grandissimo laude.”
(Castelnovo, dichiarazione ufficiale del Duca di Calabria)

Il Duca, riferendosi a un sopralluogo alla “Steilata” e al bastione del Figarolo, elogia pubblicamente il lavoro di Trivulzio davanti a una delegazione diplomatica. Il fatto che Stellata sia oggetto di discussione tra alte sfere politiche e militari, ne certifica la funzione di presidio strategico avanzato.

Inoltre, la stima per il valore tecnico dell’intervento è un chiaro segnale che a Stellata si sperimentavano forme di difesa compatibili con la guerra moderna. Quasi un laboratorio di frontiera.


– L’allarme pontificio (settembre 1483)

“Movet Nos periculum ingens in quo proxime Stellata fuit, quae parum abfuit quin ab hostibus caperetur… qua expugnata, de Ferraria actum videri poterat.”
(Lettera di Papa Sisto IV a Girolamo Riario, 17 settembre 1483)

Il papa parla in prima persona della situazione critica vissuta da Stellata, considerando la sua eventuale caduta come una sentenza di morte per Ferrara. L’intensità del linguaggio – “periculum ingens”, “celeriter subvenisset”, “actum videri poterat” – trasmette il senso di urgenza che circondava quel presidio, ritenuto ultimo baluardo valido tra lo Stato della Chiesa e l’offensiva veneziana.


Perché queste fonti sono decisive

  • Dimostrano che Stellata non era un fortilizio marginale, ma un nodo idraulico, logistico e militare conteso da pontifici, estensi, milanesi e veneziani.
  • Legano Trivulzio – figura chiave della guerra moderna e futuro interlocutore di Leonardo – a un cantiere difensivo reale, in un luogo che sarà ancora strategico nel 1510.
  • Offrono testimonianze tecniche, diplomatiche e papali di primissimo livello.

Conclusione

Se Stellata nel 1510 fu oggetto di revisione strutturale o potenziamento difensivo, è ragionevole ipotizzare che:

  • non si partì da zero;
  • si costruì su un precedente tecnico e strategico di alto livello, quello sviluppato tra 1482 e 1483;
  • e che figure esperte come Trivulzio, già familiari con il sito, potessero riattivare o ripensare le difese alla luce delle nuove soluzioni, incluse quelle maturate da Leonardo da Vinci nella sua attività al servizio della corona francese.


3. Le fortificazioni di Stellata nel 1509 Secondo quanto riportato da storici come Ludovico Antonio Muratori e Carlo de’ Rosmini, nel 1509 Gian Giacomo Trivulzio fu attivamente coinvolto nelle operazioni militari lungo il fiume Po, nel quadro della Guerra della Lega di Cambrai. In particolare, la Rocca di Stellata, per la sua posizione strategica al confine tra il Ducato di Ferrara e i territori contesi da veneziani e francesi, fu con ogni probabilità uno dei presìdi oggetto di attenzione militare.

Pur in assenza di un documento diretto che attesti lavori specifici condotti a Stellata in quell’anno, diverse cronache e fonti francesi confermano che Trivulzio fu incaricato dal re Luigi XII di rafforzare i “bords du fleuve du Pô” con opere difensive adeguate alla guerra moderna. Jean d’Auton, cronista di corte, parla di “ouvrages de terre contre les Vénitiens” realizzati in collaborazione con gli Estensi, e Claude de Seyssel ricorda che Trivulzio ebbe ordine di consolidare i presidi fluviali. In questo contesto, la Rocca di Stellata, dotata di una pianta stellata coerente con le teorie fortificatorie dell’epoca, si configura come una delle possibili sedi di tali interventi.

Anche autori ottocenteschi, come Michelet e Rosmini, confermano la centralità dell’asse fluviale del Po nelle strategie francesi del 1509. Le notizie, sebbene indirette, suggeriscono che Stellata potesse essere tra le roccaforti su cui Trivulzio concentrò l’attenzione, adattandola – o facendola adattare – alle esigenze imposte dall’artiglieria e dai mutamenti del conflitto.

3.1. Le testimonianze contemporanee: Marin Sanudo e l’assedio della Rocca

Un’importante conferma della centralità strategica della Rocca di Stellata durante la Guerra della Lega di Cambrai ci giunge dal cronista veneziano Marin Sanudo, che fu testimone diretto delle operazioni militari condotte sul Po. Nei suoi diari, Sanudo descrive con precisione l’assalto veneziano alla fortificazione nel 1510, documentando non solo l’attacco ma anche la capacità difensiva della Rocca, che risponde con un armamento moderno:

“Fesemo trar tre colpi di bombarda, do per la Venitiana et uno per la Marcholina con passavolante, e queste serino do bote in la torre principal di la Stella, et passolla con gran strepito et ruina; quelli inimihi habitatori et custodi subito rispose con X bote di passavolante.”

La Torre della Stella viene indicata come “torre principal”, segno che la struttura costituiva il fulcro di un impianto fortificato ben più ampio. Inoltre, l’uso del termine latino “Stellatam oppidum”, attestato nello stesso testo, evidenzia che Stellata era considerata un centro urbano fortificato, non una semplice postazione militare. Il fatto che rispondesse con dieci colpi di passavolante sottolinea la presenza di una piattaforma difensiva attiva, compatibile con le teorie dell’ingegneria militare moderna.

Questi elementi si innestano perfettamente nell’ipotesi che vede Stellata come un caso di adattamento architettonico precoce alla guerra d’artiglieria, proprio negli anni in cui Leonardo da Vinci, sotto la protezione di Gian Giacomo Trivulzio, elaborava soluzioni geometriche difensive nei suoi celebri disegni. Che la Rocca di Stellata sia stata oggetto di una riflessione progettuale o di un intervento diretto in questo contesto non è dimostrabile con certezza documentaria, ma i resoconti di Sanudo confermano l’urgenza e la coerenza di un tale adeguamento difensivo proprio in quegli anni.

3.2. 1510–1512: dalla rovina alla rinascita della Rocca

L’assedio descritto da Marin Sanudo non segnò la fine della funzione militare della Rocca di Stellata. Al contrario, l’attacco veneziano del 1510 fu solo il primo atto di un rapido ciclo di conquista, rovina e rinascita, che vide Stellata nuovamente protagonista entro pochi anni. Grazie all’incrocio di fonti cronachistiche, lettere ducali e testimonianze ecclesiastiche, è oggi possibile documentare la continuità d’uso e la ristrutturazione del presidio estense tra il 1511 e il 1512.

Dopo l’abbandono veneziano, documentato implicitamente da Sanudo stesso, il Compendio historico dell’origine… riferisce che la Rocca, “ritornata in potere del Duca Alfonso Primo”, fu trovata completamente diruta e oggetto di un intervento diretto. Ecco il brano originale:

“Il Castello di Stellata […] renduta si dopo in battaglia a Veneziani a 13 d’Ottobre 1510, e portedutala fino all’ultimo del detto mese, nel partirsi l’abbruggiarono, lasciandola in parte dirupata. Ritornata in potere del Duca Alfonso Primo, affatto la demolì; trovasi quiui un’antica Chiesa sotto il titolo della Natività di Maria Vergine…”

L’espressione “affatto la demolì”, tipica del lessico seicentesco, va intesa nel senso di “ritrovata del tutto demolita” e di conseguenza ricostruita. È plausibile che l’intervento di Alfonso fu mirato al ripristino delle funzioni difensive e di controllo del Po, in una fase in cui le minacce pontificie e francesi erano ancora attive. La necessità di un presidio operativo viene confermata da due lettere coeve, che attestano la piena funzionalità della Rocca già nel 1512.

Il 16 giugno di quell’anno, Isabella d’Este, sorella del duca, scrive da Stellata, raccontando di avervi incontrato Alfonso in partenza per Roma, in un passaggio che merita di essere riportato integralmente:

“Io gionsi qui a le decenove hore, prima trovato el S.or mio fratello a la Stellata, col quale cossì sucintamente dissi el reporto de Mario et holo trovato dispositissimo de handare a li piedi de N. S. et obedirla in tutto quello li comandarà, sì come serà a la presentia de vostra excellentia suo fratello nostro e de altri nostri amichi, a li quali è certo vorrà mostrar tutta la sincerità sua…”

La lettera conferma due elementi fondamentali: la Rocca era attiva e sicura per ospitare incontri riservati tra membri della corte estense, e il viaggio verso Roma di Alfonso avveniva in un clima di trattativa delicata con la Santa Sede, che evidentemente non considerava Stellata più in mano veneziana.

Pochi mesi prima, il 28 aprile 1512, anche Gian Giacomo Trivulzio, comandante delle truppe francesi, aveva scritto una lettera da Stellata a Francesco Gonzaga. Anche se breve, il testo conferma la presenza di personale militare di alto livello sul posto:

“Signor mio. Io li diria il vero, et l’honor de S. E. è il mio proprio, che più non si pò far. A la Stella, adi 28 aprile 1512.
Servitor di V. Ex.
Trivulcius”

Le due testimonianze dimostrano che la Rocca non solo era stata ripristinata strutturalmente, ma aveva anche riacquisito una funzione strategica, politica e diplomatica nel cuore del conflitto tra Estensi, papato e alleanze francesi. Si trattava, dunque, di una ricostruzione non simbolica, ma funzionale e tempestiva, attuata nel giro di pochi mesi. In questo contesto, diventa ancora più plausibile ipotizzare che Stellata possa essere stata oggetto di un ripensamento difensivo ispirato alle più aggiornate teorie dell’architettura militare, tra cui quelle sperimentate da Leonardo da Vinci e veicolate nei circuiti tecnici frequentati dal Trivulzio.

Il ciclo 1510–1512 rafforza l’idea che Stellata non fosse una fortificazione minore e dimenticata, ma un presidio conteso, adattabile e pienamente inserito nelle logiche della guerra moderna.


4. Confronto con i disegni di Leonardo Nel Codice Atlantico, foglio 117r, e in altri fogli databili tra il 1507 e il 1510, Leonardo sviluppa piante fortificate a geometria radiale, con bastioni angolati e strutture concentriche pensate per offrire massima difesa e visibilità. I disegni mostrano un’evidente parentela formale con la pianta attuale della Rocca di Stellata, la cui forma stellata è compatibile con le riflessioni leonardesche sull’adattamento delle mura alle nuove armi da fuoco. Sebbene non si possa attribuire a Leonardo la paternità diretta del progetto stellatese, è verosimile che il maresciallo Trivulzio abbia avuto accesso ai suoi studi o ne abbia recepito i principi fondamentali.



5. Assenza di evoluzioni vaubaniane nella struttura di Stellata

L’analisi morfologica della Rocca di Stellata conferma l’assenza di elementi propri dell’architettura militare evoluta di fine Seicento, in particolare del cosiddetto sistema “alla Vauban”. Le fortificazioni progettate secondo questo modello – codificato dal celebre ingegnere militare francese Sébastien Le Prestre de Vauban – presentano una complessità superiore: bastioni articolati con orecchioni, opere esterne come lunette, rivellini e tenaglie, sistemi interrati di gallerie e contro-miniere, tracciati poligonali multipli e fossati studiati per creare zone morte.

Al contrario, la pianta di Stellata si sviluppa su uno schema stellato semplice, privo di articolazioni difensive complesse, senza tracce di sovrapposizioni o di opere avanzate. I bastioni angolati sono coerenti con le esigenze difensive del primo Cinquecento, così come l’assenza di gallerie o opere sotterranee lascia intendere una concezione pre-vaubaniana. Va inoltre considerato che la struttura attuale della Rocca, con le sue quattro torrette angolari e la copertura a tetto spiovente, è il risultato di un intervento di ricostruzione avvenuto nel 1629 per volontà di papa Urbano VIII, dopo il passaggio della fortezza allo Stato Pontificio nel 1598. Questi elementi, tipici delle fortificazioni seicentesche, furono probabilmente aggiunti per adattare la struttura a esigenze di presidio statico e non rappresentano innovazioni riconducibili al sistema vaubaniano.

6. Le fonti francesi e l’intervento lungo il Po

Sebbene la Rocca di Stellata non venga menzionata esplicitamente nei resoconti francesi, alcune fonti coeve e altre posteriori attestano il coinvolgimento diretto del maresciallo di Francia nella difesa dei presìdi fluviali. Jean d’Auton, cronista di corte, descrive Trivulzio come figura centrale delle operazioni militari francesi nel Polesine. Vi si fa riferimento a “ouvrages de terre contre les Vénitiens”, ossia opere difensive in terra erette lungo il fiume Po, senza tuttavia specificare le località coinvolte. Claude de Seyssel, nella sua Histoire singulière de Louis XII, ricorda che il re incaricò Trivulzio di rafforzare i “bords du fleuve du Pô”, parlando di fortificazioni e trincee pensate per la difesa del fronte meridionale.

Anche in epoca successiva, autori come Jules Michelet e le raccolte epistolari pubblicate nell’Ottocento riferiscono che Trivulzio fu considerato “indispensable sur la ligne du Pô” e incaricato della supervisione di “ouvrages militaires” nell’area. Queste fonti rafforzano la plausibilità di un suo coinvolgimento anche nella gestione di Stellata, in quanto nodo difensivo coerente con il profilo dell’azione francese nella campagna del 1509.


7. Conclusioni

Pur in assenza di una prova documentaria diretta, la concomitanza di tempo, luoghi, persone e idee consente di avanzare l’ipotesi di una influenza leonardesca sulla progettazione o ristrutturazione della Rocca di Stellata. L’interesse condiviso per le fortificazioni moderne, il rapporto personale tra Trivulzio e Leonardo, e il contesto strategico offrono una base solida per una futura ricerca più ampia, che combini storia dell’arte, archeologia militare e studio dei codici leonardeschi.

Nota finale

Questa ipotesi non pretende di sostituirsi a una verità dimostrata, ma rappresenta una pista di ricerca seria e fondata, che merita attenzione. In essa convivono rigore metodologico, cautela filologica e apertura all’interpretazione: strumenti legittimi nel processo di indagine storica. Chiunque sia in possesso di fonti, schizzi o riferimenti utili è invitato a contribuire alla discussione. La storia, dopotutto, si scrive insieme.

Nota documentaria – Stellatam oppidum

Durante il percorso di ricerca, è emersa una fonte significativa che merita attenzione. In un’opera biografica del primo Cinquecento (Virorum qui superiori nostroque saeculo claruerunt), Stellata viene citata come “Stellatam oppidum”.

Nel lessico latino rinascimentale, oppidum non indica un semplice villaggio o presidio isolato, bensì una città fortificata, con valore strategico e dignità urbana. Questa definizione, attribuita a un autore coevo, rafforza l’idea che Stellata non fosse un luogo marginale, ma un centro difensivo rilevante, riconosciuto come tale da osservatori del tempo.

In un contesto come quello della guerra della Lega di Cambrai, in cui Stellata ricevette la visita di figure di primo piano come Trivulzio e il Duca di Calabria, il termine oppidum diventa un indizio prezioso: testimonia l’esistenza di una struttura insediativa e militare articolata, idonea a giustificare interventi, guarnigioni e – forse – anche riflessioni progettuali ispirate alle nuove tecniche difensive del tempo.

Questa riflessione rientra in un più ampio tentativo di ricostruzione ipotetica, basata sull’incrocio di fonti documentarie, contesto militare e logica strategica. Non si intende attribuire con certezza a Leonardo da Vinci un intervento diretto su Stellata, ma si propone, con rispetto e rigore, la possibilità che le sue idee abbiano influenzato indirettamente – tramite figure come Trivulzio – alcuni assetti difensivi locali.

L’espressione “Stellatam oppidum”, documentata e visibile, offre dunque un ulteriore appiglio per considerare Stellata non solo come presidio, ma come luogo significativo all’interno della geografia militare e politica del primo Cinquecento italiano.



Note [1] C. de’ Rosmini, Dell’istoria intorno alle militari imprese e alla vita di G. J. Trivulzio, Milano, 1815, vol. II, p. 108.[2] Royal Collection Trust, Studies for the Trivulzio Monument, RCIN 912355.[3] L.A. Muratori, Raccolta delle opere minori, Venezia, 1790, vol. XIII, p. 312.[4] J. d’Auton, Chroniques de Louis XII, éd. G. de Beaucourt, Paris, 1889.[5] C. de Seyssel, Histoire singulière de Louis XII, éd. E. Charpentier, Paris, 1892.[6] Codice Atlantico, f. 117r, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano.

Bibliografia essenziale

C. de’ Rosmini, Dell’istoria intorno alle militari imprese e alla vita di G. J. Trivulzio, Milano, 1815.

L.A. Muratori, Raccolta delle opere minori, Venezia, 1790.

Royal Collection Trust, Studies for the Trivulzio Monument, https://www.rct.uk/collection/912355.

Codice Atlantico, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano.

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© Michele Zanconato

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