Ci fermammo alle due ore di notte. Passato a dormire però in burchio, sotto la terra che chiamano Stellada (Stellata) discosta miglia dieci da Manala suddetta, ebbi notte piacevole; e nel far del giorno partiti di quivi, alla volta di Ferrara ci indirizzammo.
È il 3 Maggio 1612 e l’illustre Gian Vincenzo Imperiale poeta e scrittore genovese, noto per aver composto il poema ‘Lo stato rustico’ si ferma a Stellata sul burchio dopo esser partito il 28 Aprile da Genova diretto a Ferrara.
A quel tempo il viaggio lungo al Po è lento, segue il corso delle acque.
È stato calcolato che si potevano percorrere circa 5 km all’ora ma era comunque di gran lunga preferibile ad un viaggio via terra che con le buche, gli scossoni e sopratutto l’assenza di un sistema di ammortizzazione nelle carrozze era particolarmente duro, scomodo e assai più lento.
Il burchio è un battellone pesante, a fondo piatto e lunghezza compresa tra i 20 e 35 metri, con portata dalle 70 alle 250 tonnellate, aveva prua e poppa prominenti per facilitarne l’avvicinamento alle sponde come descritto da Dante: “come talvolta stanno a riva i burchi che parte sono in acqua e parte in terra”
(Inferno, canto XVII)
È adibito al trasporto di merci e persone e, a differenza del bucintoro – fastosa imbarcazione utilizzata per la prima volta dagli Este di Ferrara che li misero a disposizione di vescovi e cardinali diretti al consiglio di Costanza – è aspro e ruvido ma è comunque il natante più comune sulle acque del nostro fiume. Gli alloggi dell’equipaggio erano spazi molto angusti, dei veri e propri “giacigli”, già, ma allora, essendo così scomodo perchè passarci addirittura la notte a bordo?
Ebbene il viaggio in quell’epoca è, diremmo oggi romanzando quel tempo lontano, avventuroso in realtà era semplicemente molto pericoloso. C’è lo racconta bene sempre l’Imperiale in un paio di passaggi del resoconto di quel suo viaggio:
… ritrovammo certe barche di ritorno, che in quel luogo da dei forastieri furono allora assassinati e spogliati affatto. Dalla qual novella entrati noi in giusti timore per noi stessi, e non essendo per noi altro rimedio che il procurar difesa, benché assai deboli contro quel che veniva referto esser da me si misero in ordine gli schioppi, ed ognuno alla sua parte si pose ad aspettare l’assalto, con qualche strapuntini trovati per archiera e così raccomandatici a Dio e a nostra Signora benedetta animosamente entrammo ed uscimmo per grazia di Lei da quel passo sì pericoloso. –
E ancora
Qui, nascosti in certi molini, si videro da noi quei galantuomini, che, chiamati Farinelli, sono assassini de’ viandanti. Erano armati, ma non di tal coraggio che avessero ardimento di assaltare di giorno, con l’avvantaggio che avevamo noi di vascello più grande. –
Pensate che dalle cronache di questi assalti pirateschi si sa ad esempio che le barche confiscate o depredare a Bondeno contenevano:《mobili e attrezzi specialmente di rame, vaselli di olio d’oliva e di vino rosso e bianco nostrano, risme di carta di papiro, corbe di pomi, stuoie, cordoni, etc.》
Ma chi erano questi pirati?
Probabilmente trovano origine dalla fine della guerra di Cambrai, avvenuta con la pace del 1517, infatti si pensa che molti dei reduci, che avevano trovato nelle armi un mestiere lucroso, preferirono darsi al banditismo piuttosto che tornare alla vita civile e, conosciuti proprio con il nome di “farinelli o formigoti”, furono nel 1500 e nel 1600 il terrore della popolazione.
Una curiosità, i Farinelli divennero così famosi da essere inseriti in diverse opere letterarie tra le quali citiamo:
Lelio bandito; tragicomedia boschereccia
di Giovanni Battista Andreini del 1623
E
Lamento delli Banditi, per la morte di molti suoi capi,&compagni. Con la loro distruttione, et altre cose degne di memoria. Edito a Ferrara
Che recita nelle sue prime righe:
Non sappiamo più doue andare,
Noi meschini Farinelli,
Ne più siamo al mondo quelli,
Che faceuan ognun tremare,
Non sappiamo più doue andare…
Se per caso vorreste cercate farinello sul dizionario queste sono le definizioni che potrete trovare:
farinèllo s. m. [der. di farina; nel sign. 2, con riferimento ad alcuni usi fig. di farina]. – 1. region. Farina mista a cruschello.
- fig., ant. Furfante, persona trista: D’intorno hai cento furbi e farinelli (Menzini).
- Nome pop. del farinaccio (Chenopodium album) e di altre specie del genere chenopodio: una marmaglia d’ortiche, … di gramigne, di farinelli(Manzoni).
© Michele Zanconato 2019
Fonti:
- Viaggi di Gian Vincenzo Imperiale con prefazione e note di Anton Giulio Barilli
- I secoli della Meraviglia il seicento e il settecento Artioli editore in Modena
- Storie e leggende dell’appennino e del Po di A. Carlino. Garzanti 1939
- Lelio bandito; tragicomedia boschereccia
di Giovanni Battista Andreini del 1623 - Lamento delli Banditi, per la morte di molti suoi capi,&compagni. Con la loro distruttione, et altre cose degne di memoria.
-Divina Commedia Dante Alighieri
- http://www.nauticlub11.com
- Dizionario online Treccani
Immagine da rete:

Burchio di grande capacità da rete
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