Esiste una Stellata storica.
Esiste una Stellata artistica.
Esiste una Stellata monumentale.
Una Stellata da romanzo, una Stellata museale, una Stellata rievocativa e pure una Stellata gastronomica.
Ma lo sapete che esiste anche, letteralmente, una Stellata stellata?
Eggià, a Stellata è presente un piccolo osservatorio astronomico – fortunatamente da un po di tempo riaperto -.
Un luogo piccolo e magico che nelle notti estive è in grado di regalare emozioni, grazie alla competenza degli appassionati che lo gestiscono, che sono in grado di rimanere cucite addosso.
Ma perchè un osservatorio?
Non so se lo sapete ma esiste un legame davvero speciale che lega Stellata alla Luna e quindi allo spazio.
La struttura è dedicata a Giovan Battista Riccioli nato proprio qui, a Stellata, il 17 Aprile 1598.
Il Riccioli pubblicò, in collaborazione con Maria Francesco Grimaldi, nel 1651, Almagestum novum, astronomiam veterem novamque complectens, in due volumi, nel quale è inclusa una mappa lunare che assegnava i nomi al caratteristico suolo lunare.
Forse pochi sanno che molti dei nomi di quell’antica mappa sono tuttora in uso.
Un piccolo enigma circonda ancora la figura del Riccioli.
Essendo un gesuita era ovviamente un sostenitore della teoria della terra ferma e fissa al centro dell’universo eppure assegnò alcuni tra i crateri più luminosi a degli astronomi copernicani: Kepler, Galileo, Lansberg e lo stesso Copernico relegando invece gli eliocentristi – ai quali apparteneva – nei pressi dell’oceano delle Tempeste…
Dimenticavo, i crateri Grimaldus e Ricciolus sono curiosamente situati molto più vicini ai copernichiani piuttosto che agli eliocentristi…
Ho avuto la fortuna di conoscere il Sig. Italo Riccioli, discendente diretto di Giovan Battista.
Abbiamo parlato a lungo.
Proprio quì, nella mia abitazione viveva la sua bisnonna, la cui famiglia, mi raccontava, essendo la povertà all’epoca una vergogna, usava mettere a bollire nella pentola alcuni sassi così da poter far pensare, con il loro tintinnio, d’aver di che sfamarsi ed invece, per nutrirsi, andavano in golena a prender quelle poche bacche e radici che la natura aveva da offrire.
Che dire, alla fine di questo lungo post si è, come spesso accade, mescolato tutto, spazio, storia, aneddoti…
Stellata è Stellata, che ci volete fare?
© Michele Zanconato

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