Stellata.
Terra di confine, ne abbiamo parlato molto.
Anche oggi è uno dei 14 punti in Italia ove esiste un triconfine: Stellata (Bondeno) Emilia Romagna, Quatrelle (Sermide e Felonica) Lombardia e Ficarolo (Veneto).
Ma a parte i numerosi e moderni cartelli stradali esistono testimoni del passato?
Esistono linee riconoscibili di quegli antichi confini?
Esiste una traccia, una via che possa esser rimasta invariata in questo territorio travagliato da guerre e bonifiche?
Tracce di un antico confine
Pur scatenando i malumori della nobiltà milanese che doveva fare i conti con una riforma catastale dura da digerire e con una nuova serie di privilegi ed esenzioni concessi al Clero, nel 1757 viene siglato tra lo Stato Pontificio e la Lombardia austriaca il “Trattato di Melara” che – tra le altre cose – pose finalmente le basi per il riconoscimento certo del confine tra i due stati. I nuovi confini vennero ben delineati da una serie di cinquantatré cippi di marmo, alcuni dei quali sono ancora visibili e riconoscibili tra Pilastri e Stellata. Esposti agli elementi, alcuni, purtroppo versano in cattivo stato di conservazione, ma nonostante questo portano ancora traccia di quell’epoca lontana.
Nella maggior parte dei cippi si leggono, oltre all’anno 1757 e al numero consequenziale, le lettere “F” (Ferrara, sotto il controllo dello Stato Pontificio) su di un lato e “M” (Mantova, appartenente alla Lombardia Austriaca) dall’altro.

A Stellata si trova il cinquantatreesimo e quest’ultimo cippo presenta, a differenza dei precedenti, la medesima “F” su entrambe le facce. Incuriosito dalla particolarità, a poca distanza, percorrendo il tratto di via Cittadella verso Zerbinate, ho scoperto i cippi che, con i “gemelli” ferraresi segnavano il confine austriaco, con entrambi i lati segnati dalla “M”.
I cippi pontifici e gli omologhi austriaci risultano così posizionati uno di fronte all’altro, a sei metri di distanza circa, ed evidenziano una sorta di corridoio franco su questa via imperiale tra la sponda ferrarese e quella mantovana.
Ma cosa sono questi cippi?
I cippi di confine cominciarono a diffondersi attorno al XV secolo; di norma erano realizzati con pietre, pali o rocce inamovibili sui quali erano incisi gli stemmi dei due paesi limitrofi o anche solamente l’anno di collocazione e il numero d’ordine. A volte, nella parte superiore del cippo è visibile il tracciato del confine. Insieme al cippo spesso venivano interrati i cosiddetti “testimoni di confine” (cocci marcati con appositi segni o medaglie raffiguranti i simboli dei territori confinanti) che, in caso di rimozione, servivano per verificarne la collocazione originale.
Il Trattato di Melara, che tratta proprio dei nostri confini, specifica le modalità di posatura e di verifica dei cippi presenti nella nostra zona.
I lavori di collocazione furono eseguiti seguendo le indicazioni del Prefetto Francesco Antonio Cremonesi e dell’Architetto Gio. Giacomelli. Il loro progetto fu poi archiviato in triplice copia in entrambi gli archivi dei rispettivi confini. Fu inoltre stabilito che ogni tre anni il Commissario dei confini per Mantova e il Commissario pontificio per Ferrara verificassero congiuntamente il mantenimento della linea prestabilita e procedessero alla rimozione di quanto eventualmente sorto in seguito e non presente sul trattato.
I confini stabiliti ebbero validità fino al 1796. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, infatti, i precedenti assetti furono messi nuovamente in discussione.
Ma questa è un’altra storia…
© Michele Zanconato
Fonti:
Codex Diplomaticus dominii temporalis S. Sedis 1862
Enciclopedia Treccani
Wikipedia
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